Matsby, nuovo talento del rap genovese

Punto Zero, canzone che l'ha portato al successo, come metaforo di vita

di Nicholas Fresu -


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Nel mondo della musica genovese sta nascendo un nuovo talento: si tratta del rapper Matteo Martire, in arte Matsby, che si è fatto conoscere al pubblico con la canzone “Punto Zero”.

Lo abbiamo incontrato per cercare di capire il significato: «Punto Zero è un momento di indecisione perenne davanti alle scelte che la vita ci pone», esordisce Matteo.
Un'esperienza che lui stesso ha provato in prima persona: «
L'ho provato sulla mia pelle soprattutto ai tempi delle medie e del liceo, quando si tendeva a etichettare le persone in "fighi" e "secchioni". Io non mi sono mai sentito né carne nè pesce e di conseguenza ho passato la mia adolescenza a sentirmi fuori luogo e inappropriato, a chiedermi chi fossi davvero. Tutte queste domande interiori hanno portato a Punto Zero, il mio primo disco, che mi ha permesso di dire: io non sono ne quello, ne quell'altro, sono semplicemente me stesso e grazie alla musica posso esprimerlo».

Matteo ha iniziato ad esprimersi attraverso il calcio, ma ha deciso presto di passare alla musica. Perchè? «In realtà perchè sono scarso», spiega ridendo. «Scherzi a parte, non ho smesso di giocare a calcio per dedicarmi alla musica, anzi sono due passioni che viaggiano parallelamente. Ora gioco con gli amici il sabato a 7, penso sia fondamentale per le persone che pensano molto scaricare l'attività emotiva sull'attività fisica».

Molto impegnato nel sociale, Matsby ultimamente ha partecipato a un incontro sul bullismo che si è svolto al Cinema dei Cappuccini e che ha visto tra i protagonisti anche Davide Mogna, giovane regista piemontese autore del film “Bulli a metà”.

Cosa vorrebbe dire ai ragazzi vittima di bullismo? «Vorrei dire di non sentirsi mai in colpa per quello che subiscono, purtroppo molte volte accade. Non è così, bisogna parlarne perché uno scherzo è tale solo se diverte sia chi lo riceve che chi lo commette. Parlarne con persone fidate può essere utile perché libera di un peso e sicuramente migliora la situazione fino a trovare una soluzione».

E aggiunge: «Altra cosa fondamentale che voglio dire è che non esistono solamente i tuoi compagni di classe o di scuola: se loro non ti accettano non vuol dire che nessuno ti possa mai accettare, anzi, andando avanti con i miei percorsi scolastici (e non solo) ho capito che esistono infinite varietà di persone che hanno gli stessi interessi che ho io, che mi valorizzano e accettano per ciò che sono. Mai fingere di essere qualcuno solo per l'approvazione degli altri».

Una cosa la aggiungiamo noi: per doti tecniche e umane siamo certi che di Matteo sentiremo ancora parlare.

 

 

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