Sciopero mondiale per il clima: come è nato e perché dovremmo sentirci parte di esso

Il cambiamento climatico è un argomento caldissimo di questi ultimi tempi, da questo articolo in poi la rubrica dedicata all'ambiente si occuperà di inquinamento da plastica.

di Laura Casale -


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Uno dei tanti cartelli fotografati durante la manifestazione del 15 marzo. "Non abbiamo più tempo".

Torna la rubrica Natura & Ambiente, che da questo mese vi parlerà di cambiamento climatico e inquinamento da plastica, i due problemi più grandi che infliggono il Pianeta Terra.

Avete sentito parlare dello Sciopero mondiale per il clima?

Da agosto a questa parte, tutti i venerdì, molti ragazzi (e non solo) di tutto il mondo si sono incontrati, e continueranno ad incontrarsi, nelle piazze delle loro città, per manifestare contro questo grande problema che coinvolge tutti e per trovare delle soluzioni.

Da dove nasce lo Sciopero mondiale per il clima?

Tutto è nato quando Greta Thunberg, una ragazzina svedese di 16 anni, tutti i venerdì ha iniziato a scioperare da scuola, sedendosi davanti al parlamento svedese. La popolarità, ottenuta per il suo coraggio e la sua determinazione, le ha dato la possibilità di confrontarsi con 196 governi, alla Conferenza Mondiale sul Clima, organizzata al fine di trovare un’intesa per rendere effettivi gli Accordi di Parigi del 2015.
Greta, senza mezze parole, ha chiesto misure reali per limitare i cambiamenti climatici da parte di tutti i governi: “Voi dite di amare i vostri figli ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi; finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza.” E ha aggiunto: “Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sottoterra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e, se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema, significa che dobbiamo cambiarlo”.

La nascita del movimento mondiale “Fridays For Future”

La determinazione di questa ragazza ha fatto nascere un movimento globale apartitico, chiamato “Fridays For Future”, che, ogni venerdì, riunisce persone di tutte le età, ma soprattutto giovani, che vogliono sentirsi parte di un’azione pratica per il nostro futuro. Lo scopo è quello di attirare l’attenzione delle autorità per far si che si prendano la responsabilità di occuparsi di questo grande problema su più fronti. Gli temi caldi su cui si chiede di discutere più attivamente sono, ad esempio, la green economy, lo sviluppo sostenibile e l’economia circolare.

Ma anche noi in prima persona, possiamo e dobbiamo fare qualcosa di concreto.

Non possiamo continuare a postare sui social network foto di orsi polari sulla punta di iceberg, mentre nella realtà continuiamo a consumare prodotti che hanno un impatto ambientale altissimo e contribuiscono all’innalzamento della temperatura e al conseguente scioglimento dei ghiacci.
Tutti noi dovremmo intraprendere un percorso che abbia come obiettivo finale uno stile di vita eco-sostenibile: un percorso fatto di piccole scelte quotidiane.
Per prima cosa è importante essere consapevoli del nostro impatto sul pianeta e delle conseguenze delle nostre azioni, le quali influiranno sulle generazioni future.

Il secondo passo è fare scelte consapevoli.

Tutti i giorni acquistiamo, utilizziamo e buttiamo, insomma, CONSUMIAMO. Tutti i giorni facciamo delle scelte, spesso comandate dalla comodità e dal risparmio. Ma siamo sicuri che tutto ciò ci porterà da qualche parte? Non sarebbe meglio fermarsi un attimo a ragionare? Cosa possiamo cambiare?

Dal prossimo articolo vi accompagnerò in un percorso di consapevolezza e consigli per fare scelte più eco-sostenibili nei diversi momenti del quotidiano: dal cibo alla casa, dalla scuola all’ufficio.

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