Il Museo della Croce Rossa Italiana di Campomorone

Giuseppe Pittaluga ci racconta l'esposizione tra storia e futuro

di Nicholas Fresu -


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Il museo della Croce Rossa è stato inaugurato nel 1986 ed occupa il secondo piano e la mansarda dell'edificio della sede C.R.I. di Campomorone.

All'interno è possibile osservare materiale fotografico risalente ai periodi bellici, vetrine con documenti e oggettistica utilizzata durante le guerre mondiali, materiale filatelico, cartoline e lettere da e per i campi di prigionia.

L'obiettivo del museo è entrare nella storia per mezzo di materiale ed attrezzature d'epoca, coinvolgendo il singolo visitatore, scolaresche e gruppi nell'appassionante viaggio attraverso la storia della croce rossa italiana e del nostro paese.

Eppure, nonostante le svariate idee, l'impressione generale è che ancora oggi sia troppo poco considerato, soprattutto in casa propria.

«Come Museo della Croce Rossa Italiana abbiamo organizzato una serie di iniziative che hanno portato gente da varie regioni. Abbiamo cercato di coinvolgere altre organizzazioni, coinvolgimento spesso riuscito con gruppi non del territorio. La relazione delle mostre indette per il centenario della fine della Grande Guerra, non a caso, porta il titolo “Non si è mai profeti in patria”. Devo rivolgere un ringraziamento al Gruppo Alpini Valverde per la collaborazione offerta», afferma Giuseppe Pittaluga, ex Presidente della CRI di Campomorone e del Comitato Regionale CRI Liguria, curatore del Museo.

 

Che idee potrebbero essere portate avanti per invertire questa tendenza? «Mi piacerebbe che il Museo della CRI fosse più conosciuto, che si potessero organizzare uno o due eventi annuali in modo da sviluppare un turismo sul territorio; per fare questo occorre il sostegno delle Amministrazioni Comunali con il supporto della Regione Liguria», continua Pittaluga.

Ma non finisce qui: «Il Vicariato Valverde potrebbe allestire nella Casa Parrocchiale di Piazza Marconi un Museo religioso, esponendo i paramenti Sacri della Parrocchia di San Siro e quanto conservato nelle varie parrocchie, oltre alla documentazione, alle fotografie e alla storia religiosa della vallata. Sarebbe anche utile valorizzare la visita all’altare della Parrocchia di San Bernardo e alle Chiese storiche della Valle. Tutti insieme potremmo fare leva su fondazioni ed aziende per ottenere i necessari finanziamenti».

E viste le tante difficoltà, Campomorone rischia di perdere il suo Museo. Infatti, prosegue Pittaluga «Per noi sarebbe necessario trovare una posizione centrale nella città di Genova, per renderci più accessibile al turismo scolastico, per agevolare il raggiungimento ai ricercatori ed ai cultori della storia, agli studenti per le loro ricerche e per la stesura delle tesi di Laurea. Proprio uno di loro, pur dichiarando soddisfazione per l’accoglienza e per il materiale che aveva potuto esaminare, evidenziava le difficoltà riscontrate per raggiungere la nostra struttura».

E purtroppo è da sottolineare il completo disinteresse da parte degli istituti scolastici: «Più volte abbiamo inviato mail con allegata la documentazione ma, purtroppo, non abbiamo ricevuto riscontri positivi. Ci pare assurdo il disinteresse della scuola per la storia. Poter vedere le scene di guerra, i difficili soccorsi, le difficoltà delle famiglie, l’educazione sanitaria e la prevenzione di allora sarebbe certamente motivo di educazione civica e sociale per i nostri ragazzi».

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